23 Febbraio 2006.
Oggi il giorno in cui, 111 anni fa, fu brevettata la
macchina del cinematografo, lanciamo un appello pubblico per proiettare
la vita vera nella falsità virtuale di questa deriva postspettacolare.
E’ giunto il momento in cui, in modo coordinato, bisogna opporsi a questo
controllo totale delle persone realizzato attraverso l’immagine. E’
opportuno riuscire a condividere non solo l’esperienza audiovisiva ma
il valore ed il senso originario di produrre opere audiovisive. La dismisura
delle immagini, attualmente imperante, sembra capace di sminuire ogni
atto audiovisivo e ogni produzione d’immagine. Noi vogliamo cercare
di condividere delle tracce etiche-estetiche comuni, nella assoluta
libertà espressiva, per diffondere un valore diverso dell’immagine
a quello della manipolazione e del consumo. Pensiamo sia giunto il momento
di rifiutare la comunicazione e di ricercare invece la trasmissione
con l’audiovisivo. La comunicazione è il mezzo di controllo di
questa società che dall’alto lancia i vari comunicati a cui ci
si deve piegare. Per noi il cinema e l’audiovisivo in generale rientrano
nella materialità fattiva della vita e non nella virtualità
illusoria. Realismo atto dello scavare e materialismo atto del divenire.
Su questi generali elementi che hanno una storia importante nelle ricerche
estetiche dobbiamo cercare di scavare(aprire) delle fessure di vita
nella blindatura dello spettacolare integrato. Come fare questo? Come
fare a non disperdere le molteplici e brillanti resistenze che si esprimono
in modo spesso isolato e disarticolato? E’ passato il movimento dei
grandi film d’autore, intelligenti, sensibili, interpretativi, interni
all’estetica familiare del cinema; è passata la grande stagione
del Terzo Cinema, di rottura, di contrapposizione con il cinema e l’estetica
borghese. Per noi è giunto il momento di rilanciare l’estetica
amatoriale, che consideriamo l’unica possibilità per aprire una
nuova sfida molecolare, esistenziale e di trasversalità capace
di liberare l’audiovisivo dalla sua prigione. Si è sempre fatta
molta confusione, e non a caso, nel formare un’opposizione tra un’opera
professionale e un’opera amatoriale. L’opera amatoriale è sempre
riferita a ciò che è dilettantesco, impreciso, inconsapevole.
Per noi è l’esatto contrario. L’opera Amatoriale, e di conseguenza
in un riferimento di condivisione più ampia, l’estetica Amatoriale,
ha piena consapevolezza dell’atto audiovisivo e della sua condizione
materiale. Parte dalla propria condizione di povertà, per ricercare
in totale libertà, senza essere schiavo della prigione monopolistica
del mercato, lo studio e l’espressione libera, di colui che ama in profondità
la vita nelle sue espressioni e nelle sue condizioni; l’Amatoriale si
oppone alla ricchezza predatoria della professione ufficiale, legata
al denaro, al tentativo del mercato capitalistico di spegnere ogni libera
espressione sulla vita che possa contrastare le ingiuste e criminali
leggi del mercato. La professione la vogliamo lasciare al mercato che
ha solo finalità commerciali e speculative. L’Amatoriale invece
può portare al confronto con la propria condizione, la propria
povertà, il proprio progetto, le proprie ricerche di vita, etiche,
estetiche, formali. Studiare, ricercare, liberare, amare non hanno niente
a che vedere con la professione ufficiale della famiglia cinematografica,
sempre più marcia, venduta e malata. Questa famiglia che non
si pone più il problema di fare una scelta nei confronti del
mondo quando si decide di riprendere qualcosa, il come riprenderlo,
come rappresentarlo, come costituirlo in composizione sincera e trasparente.
La complicanza dei codici diviene filtro di distanza, di disordine e
di consumo sciatto. Noi vogliamo ricercare la semplicità, l’autenticità,
in qualsiasi produzione audiovisiva, ed un atto di mascheramento sul
vuoto e sul dolore nella rappresentazione, l’imbarazzo della maschera.
Perché la pienezza e l’abbondanza non ci appartengono. Le pance
piene ci disgustano. La nuova telecamera digitale, secondo noi, può
essere utile solo se la si utilizza con queste attenzioni e prerogative,
dove la sottrazione d’immagine è l’unica contrapposizione possibile
all’abbondanza. Mostrare il meno possibile per rendere visibile più
elementi possibili: fattori, emozioni, voglia di reazione, sincerità,
commozione politica per una comunità sociale.(nel senso della
comunanza.) Pensiamo quindi che sia il momento di rilanciare una nuova
parola di concetto, l’Amatorialità. Pensiamo che sia arrivato
il momento di ricercare un nuovo statuto Estetico per orientarsi nell’abbondanza
delle produzioni audiovisive. Già nella storia del cinema abbiamo
importanti esempi di rottura estetica sulla ricchezza e povertà.
La ricchezza delle idee, delle passioni, della consapevolezza politica
di sé e del noi, contro la povertà delle ufficiali produzioni
di stordimento e distruzione di ogni pensiero critico e sentimento libero.
Vari cineasti (F. Birri, J.M. Straub, D. Huillet, J. Ivens, C. Marker, G. Rocha,
R. Kramer, J. Eustache etc.) ci hanno insegnato che proprio sulla nostra
condizione si può iniziare a volare alti come uccelli comuni.
E’ giunta la fase in cui ci saranno tanti film per pochi, fatti per
loro e con loro, per richiamare il senso di responsabilità di
una comunità che abbia voglia di liberarsi dal dominio, con riflessione,
divertimento, commozione. Noi non vogliamo più consumare immagini
su immagini, ma porci il problema di come condividere una dimensione
etica che sappia rilanciare questa voglia di ragionare e di emozionarsi
liberamente. Non ci interessano i grandi circuiti, le censure televisive,
perché ogni opera Amatoriale vuole un suo piccolo pubblico e
una sua grande importanza, così da trasformare quel pubblico
in partecipanti. Cerchiamoci e ritroviamoci nell’estetica Amatoriale,
semplice e materiale, in appuntamenti che si oppongano alla tendenza
del grande evento culturale, del festival, dove passano centinaia di
film e di spettacoli, non lasciando la reale possibilità di avere
una esperienza estetica, con il suo tempo e le sue ripetizioni. Incontriamoci
non più in eventi ridotti a rappresentazioni solo per consumo
culturale, ma diamo vita ad appuntamenti di reale confronto e ricerca,
per cercare, nell’umiltà, l’ambizione di rilanciare una nuova
politica culturale.